12.08.2019 - MONGOLIA - ALLA SCOPERTA DEL DESERTO DEL GOBI E DEI FOSSILI DI DINOSAURO

1° giorno: Partenza da Milano per Ulaanbaatar via Mosca. Pernottamento a bordo
 
Partenza da Milano via Mosca per Ulaanbaatar. Cena e pernottamento a bordo.
 
NB: abbiamo provveduto a riservare i posti da Milano Malpensa. Informiamo che la compagnia richiede che tutti i passeggeri facenti parte di un gruppo partano dal medesimo aeroporto.

2° giorno: Ulaanbaatar: visita della capitale
 
Arrivo nella capitale mongola verso le 6.00 del mattino. Disbrigo delle formalità aeroportuali e trasferimento in hotel, dove lasciamo i bagagli e facciamo colazione prima di iniziare le visite.

La capitale dista meno di 20 chilometri. Paese di altopiani e di deserti, la Mongolia è ancor oggi una terra per viaggiatori più che per turisti. Le strade asfaltate sono limitate a un solo grande asse che attraversa il Paese da ovest a est, i mezzi di trasporto, privati e pubblici, quasi inesistenti (l’unico vero mezzo di trasporto è il cavallo), le strutture turistiche minime. Circondata da due potenti vicini, Cina e Russia, e lontana da conflitti che la portino sulle cronache internazionali, la Mongolia resta uno dei più sconosciuti paesi dell’Asia e forse anche uno dei più affascinanti.

Con i suoi due milioni di abitanti, ancor oggi in gran parte nomadi, sparsi tra steppe e deserti grandi cinque volte l’Italia, essa conserva l’eredità del più grande impero che il mondo abbia mai visto e del più geniale condottiero di tutti i tempi, Gengis Khan. Dopo aver depositato i bagagli in hotel e riposato un po’, ci dedichiamo alla visita della capitale che fino a pochi decenni fa non aveva case, ma solo centinaia di bianche “ger”, le yurte della Mongolia, tra le quali spiccavano i tetti colorati dei monasteri buddisti.

Gran parte della città si estende da est a ovest lungo il corso principale, chiamato Enkh Taivny Orgon Choloo o più semplicemente Peace Avenue, che sfocia nella centralissima piazza Sukhbaatar. Gli estesi sobborghi periferici sono delimitati dalle quattro grandi montagne che cingono l’agglomerato urbano:
Chingeltei, Bayanzurkh, Bogdkhan e Songino Khairkhan.

La maggior parte dei luoghi di interesse si trova a breve distanza da Piazza Sukhbaatar su cui si affaccia il Palazzo del Parlamento, abbellito dalle statue dei più famosi khan (regnanti, capi) mongoli. Una delle qualità più apprezzate di Ulaanbaatar è la ricchezza degli allestimenti museali.

Tra questi non mancheremo di visitare il Museo Nazionale di Storia Mongola, talvolta chiamato ancora Museo della Rivoluzione, dove sono esposti reperti risalenti all’Età della Pietra, interessanti collezioni di diversi gruppi etnici mongoli e numerosi cimeli del periodo dell’orda mongola.

Il Monastero di Gandan, il cui nome significa "luogo immenso della gioia completa", è uno dei posti più affascinanti di Ulaanbaatar, un luogo palpitante di vita e di sentimento religioso, con i suoi splendidi templi decorati con oro e pietre preziose.

E’ uno dei pochi monumenti ad essere stato risparmiato dalla distruzioni attuate dagli stalinisti, che lo utilizzarono come importante attrattiva turistica. Gandan è il più grande monastero della Mongolia e le sue parti originali risalgono al 1838. Vi risiedono oltre 500 monaci e vi si trova la statua di Janraisig in piedi più grande al mondo. E’ l’immagine del Bodhisattva della compassione, figura centrale del buddismo di derivazione tibetana. E’ assai amata perché rappresenta l’uomo saggio che pur avendo raggiunto per la sua bontà la possibilità di accedere al “nirvana”, vi rinuncia e resta nel mondo al fine di aiutare gli uomini a raggiungere la salvezza.

E’ noto anche come Avolikiteshvara, e il Dalai Lama è ritenuto una sua incarnazione. La statua ora esistente al posto di quella rimossa durante il periodo staliniano, è alta quasi 27 metri, pesa 20 tonnellate e presenta interventi in oro. Ha una struttura cava che contiene molte offerte, adornata con pietre preziose, sete, milioni di “mantra” (preghiere, formule magiche e mistiche), tantissime “sutra” (libri o scritture, anche nella forma di rotoli, che contengono regole buddiste).

Pensione completa. Pernottamento all’Hotel Bayangol 4*. Situato in posizione centrale, è un’ottima base per la gestione delle visite in città.
 
NB: a seconda dell’orario di arrivo, il Tour Leader assieme alla guida locale valuterà se spostare qualche visita l’ultimo giorno di permanenza a Ulaanbaatar.

3° giorno: Volo per Dalanzadgad e proseguimento verso Bayanzag, località nota per il ritrovamento dei fossili di dinosauro
 
Trasferimento in aeroporto per il volo per Dalanzadgad (orario soggetto a riconferma). Qui troviamo i nostri fuoristrada e partiamo verso la pianura remota e deserta. Gobi significa deserto. Ma deserto non è sinonimo di dune e sabbia. Per questo, andando nella regione del Gobi occorre sapere che si tratta di un’immensa distesa in cui convivono ambienti assai diversi fra loro, sia relativamente alle caratteristiche del territorio sia con riferimento alle presenze animali e delle comunità umane.

Il Gobi occupa circa un terzo dell'intera superficie della Mongolia e domina incontrastato il territorio per chilometri e chilometri di distese uniformi. Il suo nome evoca dunque lande desolate e condizioni ambientali estreme, quasi del tutto ostili alla sopravvivenza. Ma evoca anche paesaggi di incontenibile bellezza e assoluto fascino: laghi salati, distese sabbiose e canyon dalle rocce rosse che al tramonto sembrano come incendiarsi ai riflessi degli ultimi raggi solari. La leggenda vuole che il Gobi sia stato creato dal passaggio degli imponenti eserciti di Gengis Khan, ma in realtà i numerosi fossili che lo costituiscono testimoniano che il suo territorio, ricco di acque e di vegetazione, era un tempo habitat ideale per i dinosauri.

Oggi il Gobi è abitato da alcune tribù nomadi e da alcune rarità faunistiche, come l'asino selvatico (Khulan), il cavallo Prewalski (Takhi), un'antilope endemica (Saiga) e l'orso del Gobi, ragione per cui è stato dichiarato dall’UNESCO “Riserva della Biosfera”. Sul suo territorio sorgono anche splendidi monasteri e altre affascinanti testimonianze di storia e cultura. Non ci sono strade asfaltate, ma le piste locali sono spesso in buono stato e consentono a volte anche velocità tra gli 80 e i 100 chilometri l’ora.

Ci avviamo verso l’area di Bayanzag, nota come “vette infuocate“, “rupi fiammeggianti” (per le alture, picchi e canyon che assumono tonalità rossastre specie in alcune ore del giorno), o “ricca di arbusti”. Ma i riferimenti che più la caratterizzano non sono né le vette né gli arbusti, piuttosto i dinosauri e Roy Chapman Andrews che negli anni ’20 del secolo scorso ne scoprì i primi fossili. La località è assai famosa perché qui sono stati ritrovati i tanti resti di dinosauri che ora arricchiscono il museo della capitale, ma anche altri di molte parti del mondo. E’ certamente il posto della terra in cui sono stati individuati più reperti di ossa, interi scheletri e uova di dinosauro. Le ricerche, che sono proseguite per tutto lo scorso secolo, hanno consentito di portare alla luce fossili di circa 70 milioni di anni fa.

Pensione completa.

Pernottamento al Goviin Naran Camp. Il campo è ben gestito e offre un servizio al di sopra della media. Le ger dispongono di bagno privato

Dal 4° al 7° giorno:  Inizia la nostra spedizione nel cuore del deserto del Gobi. L’area di Nemegt è tra le più ricche di giacimenti fossili
 
Dopo la prima colazione si parte per intraprendere una vera e propria spedizione in una porzione del Deserto del Gobi veramente remota e selvaggia. Si percorrono piste appena segnate dalle spedizioni scientifiche che si spingono in questa zona alla ricerca di fossili di dinosauro. Dal primo fossile di dinosauro rinvenuto nel 1923 dall’ineguagliabile esploratore Roy Chapman Andrews, la Mongolia è una delle mete più ambite per i geologi e i paleontologi di tutto il mondo. In particolare, l’area del bacino del Nemegt (Omnogovi) rappresenta la perla paleontologica della Mongolia grazie a reperti unici e in ottimo stato di preservazione.

E’ in questa zona che allestiremo il nostro campo e trascorreremo i prossimi quattro giorni. Ci accompagna in questa straordinaria ricerca e osservazione di giacimenti fossili Federico Fanti, paleontologo e ricercatore al Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Bologna che ha effettuato diversi scavi in Mongolia. Con lui avremo il privilegio di conoscere questo mondo perduto e capire meglio parte della storia e dell’evoluzione del nostro pianeta.

Il focus di queste giornate di spedizione non è tanto visitare, quanto cercare, per cui occorrono tempo e pazienza, animati dal desiderio di riportare alla luce piccoli tesori che si nascondono sotto pochi centimetri di sabbia.

Cene e pernottamenti in tenda in campo mobile.
 
NB: I campi mobili sono allestiti con gli equipaggiamenti a bordo di un veicolo assistenza. Vengono fornite tende del tipo a igloo con materassini in polipropilene dello spessore di 2 cm. Per le cene si utilizzano tavoli e sedie da campeggio. La cucina è curata dallo staff locale. Acqua e catini sono a disposizione per lavarsi. Ogni partecipante deve portare con sé il proprio sacco a pelo (se si desiderasse un maggiore comfort suggeriamo di portare con sé un materassino di tipo gonfiabile).

8° giorno: Khongorin Els: le dune di sabbia più alte del Gobi
 
Lasciamo il bacino del Nemegt per ritrovare piste più battute. Raggiungiamo le Khongorin Els, note come le “dune che cantano”, “Duut Mankhan”, certamente tra le più maestose dune della MongoliaIl nome pare prenda spunto dal vento che impatta contro le dune provocando un suono che, secondo alcuni, potrebbe essere stato imitato dai mongoli e costituire il riferimento per quello strano “canto di gola” tipico dei nomadi del deserto. Le colline sabbiose si innalzano sino ad oltre 300 metri e hanno un’estensione di una dozzina di km per 150 km. E’ l’ambientazione ideale per escursioni a piedi o con i cammelli (facoltative) per apprezzare pienamente il particolare scenario che si tinge di tutte le tonalità dell’ocra in cui roccia, sabbia ed erba si fondono secondo trame impreviste.

Pranzo, cena e pernottamento al Buren Ger Camp.


9° giorno: La valle delle aquile
 
Dopo la colazione ci dirigiamo verso la Valle delle Aquile, Yoliin Am, una lunga gola stretta e rocciosa a circa 2.500 metri di altitudine, con alte pareti a strapiombo che ombreggiano alcune zone della vallata per tutto l’anno permettendo la conservazione di profondi strati e candele di ghiaccio.

La fauna selvaggia nella zona è abbondante (stambecchi, aquile, falchi, grifoni…) e la flora desertica molto varia. 
Queste aree sono incluse all’interno del Parco Nazionale di Gurvan Saikhan che comprende la catena montuosa omonima, i picchi delle “Tre bellezze”, che è la parte più orientale dei Monti Altai. Il paesaggio è molto interessante e stupisce che un simile ambiente si trovi nel Deserto del Gobi. Nel complesso il parco è caratterizzato dalla presenza di oltre 600 tipi di piante, 200 di uccelli e poi alcune specie difficili da individuare e a rischio di estinzione, come rari asini e cammelli selvatici, oltre al leopardo delle nevi e all’orso del Gobi.

Pensione completa e pernottamento al Goviin Naran Camp.

10° giorno: Il monastero di Ongiin, ai margini del Gobi
 
Lasciamo il Gobi e proseguiamo in direzione nord, verso le steppe centrali e la zona di Ongi Gol. Sparse nello spazio, biancheggiano ger di nomadi.

Visita alle rovine del Monastero di Ongiin. Si trova ai margini della zona centro settentrionale della regione del Gobi, caratterizzata dalle anse del fiume Ongiin e dalle alture tra le quali è stato realizzato il monastero nel XVIII secolo. Ha subìto i torti del periodo staliniano quando ne è stata imposta la chiusura, e, pur non essendo stato distrutto totalmente come è capitato ad altri luoghi sacri, conserva assai poco delle sue vecchie attrattive architettoniche.

In realtà si tratta di due diverse strutture, Barlim Khiid e Khutat Khiid, di cui si apprezzerà soprattutto lo scenario aspro in cui sono inserite. Nel passato hanno ospitato anche 500 monaci. Dopo la riapertura degli anni ’90 e i lavori di “restauro”, il complesso è custodito da alcuni monaci che ne curano anche la manutenzione. Pensione complete con pranzo a pic-nic. Pernottamento al Ongiin Secret Ger Camp. Le ger di questo campo si trovano in una zona di dune sabbiose protette da alture, nelle vicinanze del fiume Ongiin.

Le sistemazioni sono semplici e accoglienti, i servizi (docce e toilettes sono comuni).

11° giorno: La valle del fiume Orkhon, il canyon e le cascate
 
Colazione e partenza verso la valle del fiume Orkhon, il più lungo del Paese. La Valle dell’Orkhon è un territorio ricco di testimonianze archeologiche oltre che di bellezze naturalistiche, dove si possono incontrare diverse famiglie di nomadi. Il punto più spettacolare della valle è il canyon strettissimo, schiacciato tra pareti di roccia, in cui la cascata del fiume Orkhon, la gola e i boschi circostanti costituiscono un bellissimo ambiente naturale.

Dedicheremo parte della giornata all’esplorazione a piedi dei dintorni della cascata, l’Ulaan Tsutgalan, che scende da un’altezza di 20 metri e si infila nello scenografico canyon. Il panorama è coinvolgente con aspetti di territorio vulcanico, foreste, praterie, canyon, monasteri, cui i locali hanno dato l’appellativo di “paradiso degli allevatori di cavalli”. E’ una delle due località in Mongolia inserite tra i siti definiti

Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. La Valle dell’Orkhon è conosciuta come la culla della civiltà mongola perché numerosi antichi monumenti giacciono entro i suoi confini. Questa zona del Paese è inoltre famosa per la produzione del migliore “airag” della Mongolia, vale a dire il latte fermentato di cavalla. Avremo certamente la possibilità di visitare qualche famiglia di pastori per assaporare la loro ospitalità e scoprire modi diversi di vita.

Pensione completa e pernottamento al Talbiun Ger Camp. Il campo è essenziale e gradevole, i servizi (docce e toilettes) sono comuni.

12° giorno: I temoli di Erdene Zuu e l’antica Karakorum, la città che, fondata da Gengis Khan, divenne capitale dell’impero Mongolo
 
Si riparte in direzione dell’antica Karakorum, la città che, fondata da Gengis Khan, divenne capitale dell’impero mongolo. Di essa oggi restano solo poche rovine, ma quanto basta per continuare a offrire forte interesse per il significato storico, le strutture architettoniche e lo scenario ambientale in cui sono collocate. Nota nell’antichità per essere un punto centrale di snodo carovaniero dal carattere cosmopolita, era caratterizzata da grandi mura e porte che davano accesso a mercati specializzati nei diversi prodotti provenienti da vari angoli dell’Asia.

I khan (regnanti, capi) mongoli erano giustamente famosi per la loro politica di tolleranza religiosa che consentiva la coesistenza tra diversi culti. Per questo la città era adornata da tanti templi, monasteri, chiese e moschee. Ma la fama di questa città e l’attrazione che ancora oggi esercita, nonostante l’irriproducibile antica magnificenza, è dovuta anche al rapporto avuto con Gengis Khan. E’ lui che nel 1220 trasferisce qui la capitale, anche se sarà il figlio Ogedei a edificarne le strutture che forniscono la fisionomia di vero importante centro dell’impero. Il nipote Kublai, però, cambia dopo solo alcuni decenni la capitale con l’attuale località dove sorge Pechino. Karakorum subisce così l’abbandono prima e la distruzione poco dopo, quando nel 1388 viene saccheggiata e distrutta dai cinesi. Nei pressi di Karakorum visita a Erdene Zuu, suggestivo monastero circondato da possenti mura interrotte da 108 bianche “suburga” (stupa), tante quanti sono i grani del rosario buddista. All’interno delle mura vi sono un grande stupa e numerosi templi ricchi di preziosi affreschi, statue, “tanka”, cortili, ruote preghiera, maschere per le danze, rappresentazioni di tante divinità, pietre tombali, altri stupa…

Vanta inoltre la presenza di tre importanti edifici sacri, eretti in relazione a tre differenti fasi della vita del Buddha: infanzia, adolescenza, maturità.
I templi di Erdene Zuu si sono miracolosamente salvati dalla distruzione del periodo stalinista (quasi tutti i monasteri furono distrutti e migliaia di monaci furono uccisi o deportati) in quanto furono ricoperti di terra dai fedeli che li trasformarono in colline. Il monastero costruito nel 1586 e circondato da mura di 400 m di lunghezza, oggi riportato alla luce, costituisce uno dei rari monasteri antichi sopravvissuti. Due interessanti tartarughe di pietra, il cui significato e importanza sono retaggio dell’influenza cinese, si trovano fuori delle mura. Simbolo di eternità, indicavano l’ingresso ai vari palazzi della capitale e avevano la funzione di proteggere la città stessa. Sono quelle che restano delle quattro originariamente esistenti nei punti che indicavano i limiti della città.

Pensione completa. Cena e pernottamento al Urguu Ger Camp, sufficiente nei servizi che offre (docce e toilettes sono in comune).


13° giorno: Rientro a Ulaanbaatar e completamento delle visite
 
Colazione e partenza in direzione della capitale Ulaanbaatar. Pranzo in ristorante. Pomeriggio dedicato al completamento delle visite della capitale e agli acquisti.

Cena in ristorante e pernottamento all’Hotel Bayangol.


14° giorno: partenza con il volo di rientro a Milano
 
Sveglia di buon mattino. Trasferimento in aeroporto per la partenza del volo di rientro in Italia via Mosca

Quota individuale di partecipazione a partire da Eur 4.900,00

LA QUOTA COMPRENDE:

- Voli di linea Milano/Ulaanbaatar via Mosca con Aeroflot in classe turistica o altra compagnia IATA
 - Trasferimenti da/per gli aeroporti all’estero
 - Trasporti interni in minibus/pullman a Ulaanbaatar, in Toyota 4x4 dove si viaggia in 3 passeggeri oltre all’autista nel resto del tour
 - Sistemazione in camera doppia in hotel 4* a Ulaanbaatar, in ger a 2 posti letto durante il circuito; nel Deserto del Gobi sono previsti 4 pernottamenti in campi tendati mobili in tenda del tipo igloo
 - Materiale ed equipaggiamento necessari per allestire i campi tendati (I partecipanti devono portare con sé il proprio sacco
   a pelo e, se desiderano un maggiore comfort, suggeriamo di portare un materassino gonfiabile)
 - Trattamento di pensione completa, alcuni pranzi sono tipo picnic laddove non vi siano alternative apprezzabili
 - Visite ed escursioni come da programma con guida locale parlante inglese
 - Esperto accompagnatore  al raggiungimento del numero minimo di partecipanti previsto (l’incontro con l’accompagnatore potrà essere previsto direttamente in arrivo all’aeroporto di Ulaanbaatar; in tal caso a Milano sarà fornita assistenza da personale qualificato per le operazioni d’imbarco in aeroporto)
 - Partecipazione del paleontologo Federico Fanti durante i 4 giorni di spedizione nel Deserto del Gobi
  -Ingressi, tasse e percentuali di servizio

LA QUOTA NON COMPRENDE:
- Visto d’ingresso da ottenere in Italia
- Trasferimenti da/per gli aeroporti in Italia
- Tasse areoportuali e fuel surcharge
- Eventuali tasse d’imbarco da pagare in uscita dal Paese
- Mance (vedere il paragrafo Bene a sapersi)
- Chiamate d’emergenza dal telefono satellitare in dotazione al gruppo (costo chiamate internazionali: 5 USD al minuto)
- Bevande
- Facchinaggio
- Extra personali in genere e tutto quanto indicato come facoltativo
- Tutto quanto non espressamente indicato nel programma e alla voce “La quota comprende”.

Per qualsiasi ulteriore informazione e per prenotazioni potete contattare:

RIGAMONTI VIAGGI

Agenzia di CALOLZIOCORTE  - Via Galli 10 A - Tel. 0341.643459
Agenzia di LECCO - Virtual Travel - Corso Martiri della Liberazione 83 - Tel. 0341.350224

www.rigamonti.travel - info@rigamonti.travel
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